Le nostre pie illusioni

LE NOSTRE PIE ILLUSIONI… dal sito corriere.it

 

 

SI MOLTIPLICANO LE INIZIATIVE PER GLI ESORDIENTI

Un popolo di poeti (anche a pagamento)

Tre milioni di «scrittori», più di 850 case editrici I premi sommersi da centinaia di opere in concorso

Che fine ha fatto il popolo di santi, navigatori e poeti? I santi, come si sa, sono in netto calo, e i soli navigato ri rimasti degni di questo nome so no quelli virtuali. I poeti, invece, con tinuano a fiorire. Se un giurato del premio di poesia Camaiore, come il sottoscritto, si vede recapitare quasi 250 titoli in concorso, è segno che quello italiano è ancora un popolo di poeti. Se ci sono case editrici che vi vono (e bene, a quanto pare) delle pubblicazioni a pagamento di raccol te poetiche, non c’è dubbio: produ ciamo più poeti che santi e navigato ri. Di che genere? Vedremo. Basta da re un’occhiata ai cataloghi online di Firenze Libri, dell’Editrice Nuovi Au tori di Milano, della Sovera e del Filo di Roma per avere un’idea della quantità di versificatori che calcano il suolo del Belpaese e che pur di ve dersi pubblicato un libretto sono di sposti a sborsare qualche biglietto da mille.

Prendiamo il Gruppo Albatros Il Filo (Alda Merini presidente onora rio). Funziona così. Attraverso pub blicità sui maggiori giornali, la casa editrice comunica la propria disponi bilità a valutare e a selezionare gratui tamente le opere inedite di scrittori «emergenti». In genere, l’editore si dice interessato alla pubblicazione e a quel punto propone un contratto che prevede l’acquisto di un tot di co pie (tra le 100 e le 200) da parte del l’autore a prezzo di copertina (12 eu ro).

In cambio, si promettono la di stribuzione delle eventuali altre co pie stampate, ma non si tratta certo di distribuzione nazionale; un’inter vista trasmessa da una emittente molto locale; una presenza nel sito della casa editrice; un paio di presen tazioni in libreria (da stabilire). A questi patti, la raccolta viene confe zionata con una prefazione che salvo eccezioni porta firme sconosciute al mondo della critica.

Il discorso prefazioni delle raccol te a pagamento meriterebbe un capi tolo a sé (i cosiddetti paratesti, titoli, sottotitoli, copertine, risvolti, biogra fie e presentazioni la dicono già lun­ga sulla serietà di molte proposte), ma basti dire che, al di là del tono in genere sostenuto finto-accademico, si rivelano spesso in sintonia con quell’idea di poesia adolescenziale e romantica tipica della gran parte dei testi. Trionfano i «messaggi lancia ti », le «riflessioni su cui meditare», gli «accenti dolenti»… Si veda un esordio come questo: «Chi ha con tratto in giovane età il vizio di con­templare il mare ha una forte possibi lità di sviluppare, con il passare degli anni, una grave infezione poetica». Oppure la visione che viene fuori da questa notazione: «I temi canonici della poesia: l’oltre, la vita come con sunzione, il tempo che macera, l’amore che salva e, soprattutto, il nulla, e l’idea che esso sia alla base di tutto».

Intendiamoci: niente di male nel soddisfare, dietro compenso, l’esi genza — di insegnanti in pensione, pubblicitari, commercianti, periti aziendali, professionisti, impiegati, medici — di vedersi materializzare i propri «sfoghi» poetici in un libret to. Ma si tratta di un’attività più vici na alla tipografia che a una vera e propria editoria (selettiva e autosuffi ciente). Un modo per dare conforto a quella che in una delle prefazioni viene definita con una formula mol to franca: «L’incompetenza dei dilet tanti ma l’entusiasmo dei semplici». Incompetenza nel senso che questi testi non nascono da una ricerca ver bale o da una particolare consapevo lezza di studio e di lettura. Entusia smo perché rivelano comunque, al di là dei risultati, un intimo slancio comunicativo consegnato al presti gio della carta stampata, nonostante gli innumerevoli laboratori online. Certo, questo conferma quel che si dice da tempo e che sembra un para dosso: che in Italia sono più i poeti che i lettori di poesia. Almeno a giu dicare dai debiti più visibili, che ri sentono di remoti echi scolastici e che sia pure privilegiando il metro li bero (e non potrebbe essere diversa mente) ignorano le migliori espe rienze contemporanee.

Insomma, restiamo un Paese di versificatori indefessi. L’esperienza di un giurato del Camaiore consente di farsi un’idea della consistenza del popolo dei dilettanti, ma anche di ciò che sta sotto le punte d’iceberg proposte dalle collane arcinote (che rimangono la Bianca di Einaudi, lo Specchio di Mondadori, la Garzanti, la nuova Scheiwiller, la Fenice con temporanea di Guanda, Crocetti, Donzelli e poco altro). Con diverse scoperte: per esempio certi piccoli o minuscoli o minimi editori locali che (anche, si suppone, rischiando economicamente) non si stancano di proporre novità promettenti. Sem mai, ci sono editori medi che non mollano, sia pure con uscite sporadi che, la poesia: Jaca Book, Viennepier re (dove è apparso l’ultimo Silvio Ra mat, Canzoniere ),Marietti, Manni, Effigie (editore di un formidabile e arditissimo Ivano Ferrari, Rosso epi stassi ),Aragno, Quodlibet, marcos y marcos… Se un esordiente (ma solo se fedele lettore a sua volta di poeti e se criticamente avveduto) dovesse chiedere a chi rivolgersi per una pub blicazione, non sarebbe male che guardasse fuori dai soliti circuiti: ad Atelier di Borgomanero (legata al l’omonima «rivista militante» di Giu liano Ladolfi e Marco Merlin: da se gnalare l’esordio eccellente di Gio vanna Rosadini, Il sistema limbico ), alla Nuova Editrice Magenta (Varese) di Dino Azzalin e Angelo Maugeri, ai «libriccini da collezione» di Lieto Colle (di Faloppio, in provincia di Co mo), a Fara di Rimini, alla Empiria, alla Genesi di Torino, all’Obliquo di Brescia, alla Mobydick di Faenza, alle preziosità della Vita Felice di Milano (dove è apparso l’ultimo Michelange lo Coviello, Casting ), alle Edizioni della Meridiana di Firenze, alle plaquettes de Il Faggio curate da Giancarlo Majorino, all’elegante se rie della Collana Stampa, confeziona ta a Brunello (Varese) e curata da Maurizio Cucchi: che di recente ha pubblicato una raccolta in dialetto milanese di Vivian Lamarque ( La gentilèssa ) e una silloge di Biancama ria Frabotta intitolata I nuovi climi . E chissà a quante altre ancora. Verreb be da dire, a chi lamenta l’assenza di un’editoria di poesia, di guardarsi be ne intorno prima di aspirare ai colos si. Avvertendo (per non creare ecces sive illusioni) che la distribuzione è minima (circolazione in genere da ri vista) e che la crisi degli ultimi mesi ha ridotto anche il mercato della poe sia: e un risultato considerato accet tabile da Einaudi o Mondadori è at torno alle duemila copie.

I nuovi climi, si diceva. Se si eccet tuano le numerose raccolte (ma so no le più ingenue) di carattere vaga mente sentimentale, di sospirosità autobiografiche, di ispirazioni cosmi che, religiose o metafisiche, di sem pliciotti slanci civili, il motivo più ri corrente (e forse più appagante sul piano poetico) è quello dei muta menti devastanti del paesaggio e dei guasti ecologici che minacciano la natura, con il senso di precarietà e di spaesamento che ne deriva. Sorpren­dentemente, è una sensibilità che si avverte in verticale, negli autori più, diciamo, ingenui, dove trova una de clinazione nostalgica (sin dai titoli: «Cielo indiviso», «Tevere in fiam me», «Il respiro dell’ametista»…) e nei più avvertiti: si diceva della Fra botta, ma bisognerà aggiungere lo stesso Giancarlo Majorino de La nu be terra e le due ultime uscite einau diane: Roberta Dapunt ( La terra più del Paradiso ) e Fabio Pusterla: Le ter re emerse, poesie scelte 1985-2008, abitate da dronti, albatros, crocus, merli, ghiandaie e pitosfori nella de riva di putridumi e torbiere, rappre senta in questa direzione il miglior risultato prodotto dalla generazione dei cinquantenni. Anche ai poeti a pagamento non farebbe male legger lo.

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